La Gatta Cennerentola, una storia di Giambattista Basile.

Cenerentola è per eccellenza la fiaba del riscatto femminile: da figlia in disgrazia a donna omaggiata, la Cenerentola di Charles Perrault (e di Jacob Ludwig Karl – Wilhelm Karl Grimm e di Walt Disney) cambia i cenci stracciati con stoffe sfarzose e con scarpette di pregio.
Le origini di questa versione ‘europea’ maturano in Italia, nella Napoli del Seicento, sotto la penna di un uomo prima soldato mercenario poi governatore di feudi e nobiluomo di corte.
Giovan Battista Basile (1570 o 1572, Posillipo? – 1632, Giugliano) viaggia in giovinezza come uomo d’arme al soldo di Venezia e di Candia (Creta) e scrive poesie; nel 1608 torna alla città partenopea e conosce la corte del principe di Stigliano, Luigi Carafa, dove già sono presenti la sorella Adriana, nota cantante, e il fratello Donato, musico di corte.
Negli anni a venire, passati tra Napoli e Mantova, compone – talvolta con lo pseudonimo di Gian Alesio Abbattutis – drammi per musica, poesie d’amore, odi; ricopre cariche amministrative a Montemarano, ad Avellino, ad Aversa, e, infine, è governatore feudale a Giugliano, dove muore nel 1632 in un’epidemia influenzale.
Basile è autore di una raccolta di ‘storie’, Lo Cunto de li Cunti overo lo trattenemiento de’ peccerille, il primo libro di fiabe che le culture italiche popolare e colta abbiano generato nella letteratura, come sostennero in momenti diversi Benedetto Croce – ‘un ingresso aperto e rumoroso’ [1] nei generi narrativi italiani – e Italo Calvino nel suo lavoro critico dedicato a Basile [2].

La Gatta Cennerentola sta nella Prima Giornata, sesto ‘trattenemiento’, in una cornice di corte principesca dove dieci narratrici popolane dicono a turno fiabe e novelle, un totale a fine opera di cinquanta cunti.
La Cennerentola di Basile è una vicenda di tristezze e di cattiverie, di invidia cotta a fuoco lento della quale la protagonista non appare solo vittima, ma inconsapevole istigatrice; Zezolla alias Gatta Cennerentola è pure, nella sua condizione di figlia derelitta, espiatrice di un terribile crimine che ha compiuto.
In una Napoli complessa ed estrosa, sontuosa e misera, dove il “il favellar gentil napolitano” [3] dei nobiluomini si mescola alle espressioni vispe e salaci del volgo; dove si gustano dolci arabi e si indossano ‘zendadi’ alla moda spagnola; dove tutti, a qualunque livello sociale, coltivano superstizioni ataviche e le mascherano sotto presenze magiche e frutti proibiti; Zezolla – Cennerentola attraversa molteplici identità fino a incantare e ad abbracciare il ‘suo’ re.

Io sono rimasta affascinata nel leggere questa storia, insieme alle altre de Lo Cunto, nell’apprezzare la caleidoscopica lingua inventata da Basile stesso: un linguaggio ibrido, fatto di localismi partenopei, di commistioni con altre lingue quali lo spagnolo e l’arabo, di registri differenti – dalla trivialità al parlare raffinato.
Spettacolare e suadente.
Così ho immaginato una serie di tavole che illustrassero momenti salienti della vicenda. Ho ricostruito le vesti, le acconciature, la gestualità dei personaggi con l’aiuto di supporti d’eccezione, perché ho scelto alcune opere pittoriche di Veronese, di Tiziano, di Caravaggio e di Tintoretto e quelle per me sono divenute testimonianze della società contemporanea a Giovan Battista Basile.
Ho pensato che Zezolla – Cennerentola fosse una ragazza di inizio Seicento, che tutti i personaggi indossassero abiti alla moda dell’epoca – anche la Fata del Dattero – e ho disegnato con china, con acquerello e con polvere d’argento.

Adesso porto ai vostri occhi questo progetto, con orgoglio e con amore.

Note

1. [^] Benedetto Croce, Saggi sulla letteratura italiana del Seicento, Laterza, Bari, 1911 (p.52)

2. [^] Italo Calvino, La mappa delle metafore in Sulla fiaba, a cura di Mario Lavagetto, Einaudi, Torino, 1988

3. [^] Giovanni Battista Del Tufo, v. 626 in Ritratto o modello delle grandezze, delizie e maraviglie della nobilissima città di Napoli, a cura di O. S Casale e M. Colotti, Salerno Editrice, Roma, 2007

Testo di riferimento per Lo Cunto de li Cunti: Giovan Battista Basile (Gian Alesio Abbattutis), LO CUNTO DE LI CUNTI overo Lo Trattenemiento de’ Peccerille, a cura di Carolina Stromboli, Salerno Editrice, Roma, 2013