In questa sezione racconto le influenze e gli stili sotto cui sono nati i disegni dei personaggi e degli oggetti del racconto di Giovann Battista Basile da me raffigurato.

Aggiungo che i fogli delle tavole finali sono ‘segnati’ da macchie e da imperfezioni perché abbiano apparenza di carte lavorate. I colori ad acquerello che ho scelto sono edizioni limitate di tinte e di tonalità antiche, riprodotte con formulazioni contemporanee ma ispirate anch’esse a colori rinascimentali.

Ecco la sequenza delle tavole:

‘Cennerentola e il Gatto’ et ‘Maddalena Penitente’ di Caravaggio

La figura di Cennerentola replica la posizione della Maddalena di Caravaggio, ma tra le braccia tiene un gatto: l’animale domestico abituato a cercare il caldo presso il focolare della cucina (quanti dipinti del Medioevo e del Rinascimento lo ritraggono mentre dorme o passa sornione vicino alle cucine!).

Vale a dire: Cennerentola si ridusse a dormire nella stanza più umile della casa, a vivere come un gatto freddoloso, con i vestiti cenciosi e con le mansioni di sguattera. La sua fronte aggrottata non è la rassegnazione della Penitente, ma la sensazione covata di un’ingiustizia che ha toccato il suo destino… (e infatti ci penserà alla ‘disgrazia’ della sua prima matrigna uccisa col coperchio del cassone?)

La Notarella: il biografo Giovan Pietro Bellori nel 1672 scrisse del dipinto di Caravaggio: «dipinse una fanciulla a sedere sopra una seggiola con le mani in seno in atto di asciugarsi i capelli, la ritrasse in una camera, ed aggiungendovi in terra un vasello d’unguenti, con monili e gemme, la finse per Maddalena». Ovvero la ricerca del divino nel vero quotidiano compiuta da Michelangelo Merisi da Caravaggio.

Cennerentola e il Gatto, China, Acquerello e Polvere d'Argento, 2015 - particolare
Cennerentola e il Gatto, China, Acquerello e Polvere d’Argento, 2015 – particolare
Maddalena Penitente di Caravaggio, Olio su tela, 1594-1595, Roma, Galleria Doria Pamphilij
Maddalena Penitente di Caravaggio, Olio su tela, 1594-1595, Roma, Galleria Doria Pamphilij

 

‘Il nuovo matrimonio’ et ‘San Sebastiano martirizzato a bastonate’ + ‘Musa’ di Veronese

La tavola del matrimonio tra il padre di Zezolla e Carmosina, maestra di cucito, nasce dalle influenze di due dipinti di Paolo Veronese, sotto riportati, ad oggi collocati in due spazi diversi e con caratteri differenti: ‘San Sebastiano martirizzato a bastonate’ (1558), un affresco della Chiesa di San Sebastiano a Venezia (su commissione dei Gerolimini del vicino convento), in cui si distingue il cinico, eppur elegante gesto di ostentazione del principe; ‘Musa’ (1560 – 1561), una bellissima figura di musicante che orna il portego della sala a crociera di Villa Barbaro, a Maser (presso Asolo), profilo classico da cui promana antica e radicata sicurezza.

La tavola presenta l’incontro tra due personaggi decisivi per la sorte di Zezolla. Sottile lo sguardo del principe, accorto nel valutare l’opportunità di una nuova moglie familiare alla figlia e alla casa; velato di ipocrisia quello di Carmosina, che coglie la SUA opportunità di salvaguardare sé stessa e il futuro delle sue figlie.

Cennerentola: Il Nuovo Matrimonio, China e Acquerello, 2015
Cennerentola: Il Nuovo Matrimonio, China e Acquerello, 2015

… Il balletto delle mani, accoglienti quelle di lui e apparentemente timide quelle di lei, parla al posto delle voci …

Cennerentola: Il Nuovo Matrimonio, China e Acquerello, 2015 - particolare
Cennerentola: Il Nuovo Matrimonio, China e Acquerello, 2015 – particolare

La Notarella. Pietro Bembo, noto umanista veneziano, teorizza sull’amore (avvalendosi del pensiero platonico) nella sua opera Gli Asolani.

«Ma che diresti tu ancora se io, tutte queste ragioni donandoti amichevolmente, e buono facendoti quello stesso che tu argomenti, che amare altrui non si possa senza dolore, ti dicessi che questo amar le donne, che noi uomini facciamo, e che le donne fanno noi, non è amare altrui, ma è una parte di sé amare e, per dir meglio, l’altra metà di se stesso? Perciò che non hai tu letto che primieramente gli uomini due faccie aveano e quattro mani e quattro piedi e l’altre membra di due de’ nostri corpi similmente? I quali poi, partiti per lo mezzo da Giove, a cui voleano tôrre la signoria, furono fatti cotali, chenti ora sono. Ma perciò che eglino volentieri alla loro interezza di prima sarebbono voluti ritornare, come quelli che in due cotanti poteano in quella guisa e di più per lo doppio si valevano che da poi non si sono valuti, secondo che essi si levavano in piè, così ciascuno alla sua metà s’appigliava. Il che poi tutti gli altri uomini hanno sempre fatto di tempo in tempo, e è quello che noi oggi Amore e amarci chiamiamo’». (Gli Asolani 2.XI)

Quindi l’amore è dolceamaro, meglio è starsene in guardia. In epoche passate il matrimonio è esistito quale convenzione sociale determinata dagli interessi della famiglia, del patrimonio, del nome; l’amore nel senso di sentimento spontaneo e disinibito è spesso stato considerato fonte di guai per uomini e per donne.

San Sebastiano martirizzato a bastonate di Paolo Caliari, detto il Veronese, affresco, 1558, Venezia, Chiesa di San Sebastiano
San Sebastiano martirizzato a bastonate di Paolo Caliari, detto il Veronese, affresco, 1558, Venezia, Chiesa di San Sebastiano
Musa, di Paolo Caliari, detto il Veronese, affresco, 1560 - 1561, Villa Barbaro, Maser
Musa, di Paolo Caliari, detto il Veronese, affresco, 1560 – 1561, Villa Barbaro, Maser

 

‘La Fata del Dattero’ et ‘Gioventù e Vecchiaia’ di Veronese

La fata che ‘scette fora’ dalla pianta di dattero è donata a Zezolla dalla ‘palomma’ (farfalla) delle fate, che vive ‘a l’isola de Sardegna’, luogo vago e misterioso per tradizione; lì in una spelonca il principe, desolato per la dimenticanza della promessa fatta alla figlia ‘lo sango proprio’, incontrerà una fanciulla, ‘na bella giovane che vedive no gonfalone’… colei che gli darà un seme di dattero e gli strumenti con i quali Zezolla lo seminerà e lo farà crescere.

Quattro giorni di cure tiene Zezolla, e – da una pianta smisuratamente cresciuta quanto la statura di una femmina – uscirà la creatura riprodotta nella tavola.

Chi è la Fata del Dattero? È la trasfigurazione delle ninfe del boschi e delle antiche dee latine e greche, rintanatesi nel buio delle foreste e della terra – demoni per la chiesa cristiana ed esseri magici per la credulità popolare – ; come le meraviglie nascoste nel mare e tra i monti, quelle sirene e oreadi capaci di attirare i malcapitati viandanti nei gorghi della loro voce e dei loro occhi.

Per questo il Vaso della Fata del Dattero presenta la testa marmorea di un Fauno, suo guardiano.

…È un Fauno o è Satana stesso?… 

Cennerentola: La Fata del Dattero, China, Acquerello e Polvere d'Argento, 2015 - particolare
Cennerentola: La Fata del Dattero, China, Acquerello e Polvere d’Argento, 2015 – particolare

… le grotte e i vasi nascondono sempre un’anima oscura 

Cennerentola: La Fata del Dattero, China, Acquerello e Polvere d'Argento, 2015 - particolare
Cennerentola: La Fata del Dattero, China, Acquerello e Polvere d’Argento, 2015 – particolare

Come la giovane donna che Veronese ha dipinto a simboleggiare la Gioventù nella Sala dell’Udienza di palazzo Ducale a Venezia, la Fata del Dattero è delicata e sublime. L’abito della bella appare, secondo la moda cinquecentesca, di derivazione veneziana.

Perché proprio lo stile delle donne veneziane?

Perché nel pieno Cinquecento Venezia ebbe la leadership della manifattura tessile nel Nord Italia. Il commercio della città lagunare conosceva bene le strade orientali, e da tempo Venezia aveva girato la testa al resto d’Italia – e pure di Europa – per accaparrarsi tesori greci e bizantini (la ‘madre’ della pirateria veneziana fu il sacco di Costantinopoli del 1204) con cui ornare le sue chiese e le sue dimore.

La lavorazione dei velluti e degli zendadi di seta, quelle lunghe sciarpe seducenti, posate con studio sulle spalle, sul viso, sui capelli; e l’invenzione tutta veneziana del brocado portano alle stelle la lussuria femminile delle scollature profonde, dei chianelli, delle gioie da acconciatura.

Cennerentola: La Fata del Dattero, China, Acquerello e Polvere d'Argento, 2015 - particolare
Cennerentola: La Fata del Dattero, China, Acquerello e Polvere d’Argento, 2015 – particolare

Al punto che, soprattutto dal Trecento in poi, i Dogi più volte emanarono leggi ‘suntuarie’ con cui cercavano di imporre moderazione e pudicizia alle femmine veneziane.

Gioventù e Vecchiaia, di Paolo Caliari, detto il Veronese, affresco, 1554 - 1556, Sala dell'Udienza, Palazzo ducale, Venezia
Gioventù e Vecchiaia, di Paolo Caliari, detto il Veronese, affresco, 1554 – 1556, Sala dell’Udienza, Palazzo ducale, Venezia

La Notarella: «I Veneziani avevano sempre mercanteggiato in qualsiasi tessuto, se Eginardo [cronista franco] conferma che Carlo [Magno] amava avvolgersi nel mantello di lana, il sago veneto, e avevano anche trovato il modo di abbandonare la troppo costosa porpora sostituendola con il rosso cremisi, dal nome della coccinella – coccus ilicis, più comune, importata dalla Grecia – che dà il vermiglio, e lo scarlatto con aggiunta di allume. Dalla fine del primo secolo dopo il Mille la seta viene tessuta direttamente a Venezia, e il tessuto è brocado: ovvero con lo spolino, strumento all’interno della navetta, si ripassa la trama con fili d’argento e d’oro, sottilissime filature ottenute dai battioro, tiraoro, filaoro. Le stoffe sono richieste da tutte le famiglie ricche d’Europa, prodotti di un artigianato originale e altissimo, matrici di gusto e prima esperienza coloristica anche per chi si avvicinerà alla pittura». (Venezia, l’altro Rinascimento 1450 – 1581, Giovanni Carlo Federico Villa, Einaudi 2014; Cap. I, pg. 14)

‘La Gatta Cennerentola vestita’ et ‘Ratto di Elena’ di Tintoretto + ‘Trionfo di Venezia’ + ‘Giustiniana Giustiniani con la nutrice’ di Veronese

Per il ritratto di Zezolla/Cennerentola vestita da festa ho scelto di conversare con un pittore da me assai amato: Jacopo Robusti, detto il Tintoretto. Veneziano era dotato di estrosità inventiva irruente, una qualità che a Giorgio Vasari aveva fatto scrivere di lui: «stravagante, capriccioso, presto e risoluto: il più terribile cervello che abbia mai avuto la pittura». Non a caso, come si può osservare sotto, nel dipinto “Il ratto di Elena”, gli estremi chiaroscuri e l’accentuazione luministica rendono le sue opere creazioni opposte alle armonie pittoriche dell’altro grande, Tiziano; e sono elementi di un linguaggio che per raccontare storia e mito usa metafore originali, spesso lontane dalla tradizione iconografica, comprensibili – nelle affollate impaginazioni di molti suoi dipinti – solo agli amici e ai committenti.

Tintoretto – come pure Caravaggio – chiamava spesso cortigiane a fare da modelle per le eroine mitologiche: lo attestano i bei gioielli dipinti sui colli, sulle acconciature, perle soprattutto e poi coralli, corniole e zaffiri.

Quindi Cennerentola, che si fa bella tre volte in tre momenti di festa diversi e incanta, o stordisce, forse prima con la ricchezza dell’abito che con la bellezza del corpo, non poteva che splendere come una cortigiana. Basile a un certo punto della narrazione dice ancor di più: « … pareva pottana pigliata a lo spassiggio ’ntorniata de tammare’», a rimarcare il fatto che la vanità – anche in una figlia così umiliata – è la chiave di accesso alla società e fa parte di quelle regole; senza giudizio morale e moralistico da parte dello scrittore, perché in tal modo vanno le cose del mondo.

Cennerentola: La Gatta Cennerentola vestita, 2015, China e Acquerello - particolare
Cennerentola: La Gatta Cennerentola vestita, 2015, China e Acquerello – particolare

… il busto stretto in un corpetto così scollato – come a Venezia era usanza delle donne più vivaci – lo zendado che non nasconde ma si rende complice di una bellezza esibita …

Cennerentola: La Gatta Cennerentola vestita, 2015, China e Acquerello - particolare
Cennerentola: La Gatta Cennerentola vestita, 2015, China e Acquerello – particolare

Il panneggio della veste è pesante: un velluto verde, severo nel colore ma dal taglio audace sul seno e alla vita. Perle e ricami nascondono le parti della veste assemblate e staccabili (come le maniche).

Cennerentola: La Gatta Cennerentola vestita, 2015, China e Acquerello
Cennerentola: La Gatta Cennerentola vestita, 2015, China e Acquerello
Il Ratto di Elena o Battaglia Corsara, di Jacopo Robusti detto il Tintoretto, 1580 - 1585, Museo Nacional del Prado, Madrid
Il Ratto di Elena o Battaglia Corsara, di Jacopo Robusti detto il Tintoretto, 1580 – 1585, Museo Nacional del Prado, Madrid

… le corrispondenze con la figura della donna rapita …

Gli affreschi di Veronese ‘parlano’ della ricca nobiltà veneziana che, nelle ville di campagna e nelle stanze del potere dogale, esibisce sontuosità ed eleganze. ‘Giustiniana Giustiniani con la nutrice’  e il ‘Trionfo di Venezia’ mi sono stati utili nello studio dei colori degli abiti e delle perle cucite lungo le linee dei petti e delle spalle. Tra Quattrocento e Cinquecento, a Venezia, i veluderi creano velluti di grande bellezza. Il sistema dell’ordito muta per produrre una superficie del pelo a rilievo: il velluto a inferriata – i bordi del disegno sono incisi nello spessore del pelo fino a scoprine il fondo – il velluto riccio – con gli occhielli dell’ordito annodati in nodi – il velluto con pelo d’altezze diverse sono esempi originali della manifattura lagunare. Melegrane, Pigne, Fiori di Cardo sono i motivi più disegnati.

… le ampie maniche e i ricchi broccati dorati e argentei di Giustiniana …

Giustiniana Gustiniani con la nutrice, di Paolo Caliari, detto il Veronese, affresco, 1560 - 1561, Villa Barbaro, Sala dell'Olimpo, Maser
Giustiniana Gustiniani con la nutrice, di Paolo Caliari, detto il Veronese, affresco, 1560 – 1561, Villa Barbaro, Sala dell’Olimpo, Maser

… le perle e le roselline di seta; l’oro e l’argento filato …

Trionfo di Venezia, di Paolo Caliari, detto il Veronese, affresco, 1582 circa, Palazzo Ducale, Sala del Maggior Consiglio, Venezia
Trionfo di Venezia, di Paolo Caliari, detto il Veronese, affresco, 1582 circa, Palazzo Ducale, Sala del Maggior Consiglio, Venezia

La Notarella: nel 1552, in Mantova a Palazzo Tè, Veronese conosce le ardite pitture di Giulio Romano e ne assimila i virtuosismi del sottinsù. La sua pittura arricchita di tali spunti fa meraviglie dai soffitti – ‘alla veneziana’, ovvero suddivisi in scomparti delimitati da sontuose cornici lignee dorate – del Palazzo Ducale, della chiesa di San Sebastiano e di Villa Barbaro. I suoi cieli, dal cromatismo quasi violento, appaiono fonte di artificiale luminosità, la ricerca del dettaglio, la precisissima riproduzione dei tessuti rendono le sue immagini spettacolari. Nel 1660 il poliedrico artista/scrittore Marco Boschini commenta stupito l’opera di Veronese Trionfo di Mordechai – che si trova nella chiesa veneziana di San Sebastiano – così: «se puol dir che ‘l Pitor, per far sti efeti, / oro l’abia impastà, perle e rubini,/ e smeraldi, e safili, più che fini,/ e diamanti purissimi e perfeti».

 

‘Il Fuoco al petto del re’ et ‘Venere e Marte legati da Amore’ di Veronese + ‘Miracolo del neonato’ di Tiziano

La tavola con la descrizione dell’incantamento del re alla visione della bella Cennerentola nasce da una composizione erotica di Paolo Veronese. Marte che solleva l’ultimo velo di Venere e lei che ride al vedere l’amorino passare una corda dorata attorno a una sua gamba e allo schiniere dell’amante affocato. Spilla latte da una mammella: anche se lussuriosa, è pur sempre la fertile dea protettrice della vita. Gli occhi di Marte, Veronese li ha dipinti intensi di passione. Il suo torace, ancora rivestito della lorica, ruota leggermente verso l’esterno, ma lui è già dimentico di sé stesso.

Venere e Marte legati da Amore, di Paolo Caliari, detto il Veronese, olio su tela, 1578 circa, Metropolitan Museum of Art, New York
Venere e Marte legati da Amore, di Paolo Caliari, detto il Veronese, olio su tela, 1578 circa, Metropolitan Museum of Art, New York

Anche il re di Cennerentola è dimentico della propria condizione: guarda oltre la sua spalla con gli occhi scuri e smaniosi; il corpo si racchiude nel mantello, sospeso nella diffidenza.  ‘La spotestata bellezza de Zezolla’ è davvero troppa, innaturale e misteriosa. Maligna. Al punto che egli ne rimane ‘affattorato’, stregato.

Cennerentola: Il fuoco al petto del Re, 2015, China e Acquerello - particolare
Cennerentola: Il fuoco al petto del Re, 2015, China e Acquerello – particolare

‘Il Miracolo del neonato’ di Tiziano Vecellio suggerisce pose e abiti delle sorellastre di Zezolla, che ho voluto raffigurare, per sintesi, in numero di tre e non di sei come invece nel racconto di Basile. La materia dell’opera è un episodio dei miracoli attribuiti a Sant’Antonio da Padova: un bambino appena nato, in braccio al santo, scagiona a parole la madre da un’ingiusta accusa di infedeltà. La compunzione avvolge la donna e si riverbera sulla schiera di damigelle e di curiose al seguito: l’artista rende solenne, e allo stesso tempo dolce, questo piccolo prodigioso dialogo tra figlioletto e madre.

Miracolo del neonato, di Tiziano Vecellio, affresco, 1510 - 1511, Scuola del Santo, Padova
Miracolo del neonato, di Tiziano Vecellio, affresco, 1510 – 1511, Scuola del Santo, Padova

Ne ‘Il fuoco al petto del Re‘ tre donne stanno accanto al sovrano: parrebbero voler discorrere, ma invano. Il mantello del re è diventato un divisori: lui non le vede più e loro se ne sono accorte. La prima donna, puro profilo, è mortificata dalla negata attenzione e, con il viso abbassato e chiuso, fa eco al di lui smarrimento, che ora è anche suo. Più disinibita la seconda, che sfoga a parole ‘la spotazzella’ dell’invidia. La terza è di mia invenzione: guarda verso lo spettatore e con lo sguardo sembra dirgli: «Vedi, tutta la vita è tessuta da destino che non sta nelle nostre mani e pazzo è chi contrasta co le stelle».

Cennerentola: Il fuoco al petto del Re, 2015, China e Acquerello - particolare
Cennerentola: Il fuoco al petto del Re, 2015, China e Acquerello – particolare

 

‘Cennerentola e il Re’ et ‘ La Pace, la Concordia e Minerva che scaccia Marte’ di Tintoretto + ‘Convito in casa di Levi’ di Veronese

Ciò che conta, alla fine delle storie, è il ritrovamento, con la conseguente agnizione. Ritrovata la ‘padrona’ del chianello, la festa si conclude nel riconoscimento da parte del re della donna prescelta (pre-scelta inconsapevolmente, poi accolta coscientemente), quale regina tanto del suo cuore quanto del suo regno. La trama del tessuto che è la fiaba di Cennerentola, inizialmente ordita con mala astuzia dalla maestra di cucito Carmosina, è chiusa da Zezolla che annoda e taglia il filo al momento giusto. Happy end, ma solo per Zezolla/Cennerentola e forse, in ogni caso in secondo piano, per il suo Re.

La tavola ‘Cennerentola e il Re’ racconta la lietezza e il compiacimento: Cennerentola non è seduta, ma compare lì, un gradino più sopra del sovrano, quasi tirataci all’ultimo momento, con un brutto abito addosso e i capelli appena ravviati. Sta in equilibrio – ma segretamente orgogliosa – su un piede sporco e scalzo, l’altro già ornato del delizioso chianello: il re, che la sostiene perché ella non si inciampi, felice gongola per il ‘bello auciello’ catturato.

In verità è Zezolla che ha catturato lui e il suo braccio allungato verso la nobile mano dell’innamorato è il laccio che le garantirà un futuro radioso.

Cennerentola e il Re, 2015, China, Acquerello con Polvere d'Argento - particolare
Cennerentola e il Re, 2015, China, Acquerello con Polvere d’Argento – particolare

… femminile abbraccio …

Cennerentola e il Re, 2015, China, Acquerello con Polvere d'Argento - particolare
Cennerentola e il Re, 2015, China, Acquerello con Polvere d’Argento – particolare

… liberalità del re …

La salda sicurezza di Zezolla mi viene suggerita dalla tela di Tintoretto La Pace, la Concordia e Minerva che scaccia Marte (1577 – 1578), conservata a Venezia, in Palazzo Ducale, nella Sala dell’Anticollegio. Minerva scosta con gentile fermezza il dio della guerra e posa una mano protettiva sulla Pace. Allegoria della concordanza sotto il beneplacito della ragione…

La Pace, la Concordia e Minerva che scaccia Marte, Il Ratto di Elena o Battaglia Corsara, di Jacopo Robusti detto il Tintoretto, 1580 - 1585, olio su tela, Museo Nacional del Prado, Madrid
La Pace, la Concordia e Minerva che scaccia Marte, Il Ratto di Elena o Battaglia Corsara, di Jacopo Robusti detto il Tintoretto, 1580 – 1585, olio su tela, Museo Nacional del Prado, Madrid

 

Nella tradizione dei teleri veneziani quattrocenteschi si inserisce la Cena in casa di Levi di Veronese. Una scena di festa ricca e colorata, con «buffoni, imbrachi, Thodeschi armati, nani» che mostra gli eccezionali effetti scenografici della pittura di Veronese e la sua inventiva di artista libero in grado di adoperare argomenti profani per raccontare un momento sacro. Il titolo originario era ‘Ultima Cena’, ma Veronese fu costretto dall’Inquisizione a modificarlo subito facendo riferire l’opera a un altro episodio della vita di Gesù Cristo tratto dal Vangelo di Luca, Cap.V.

… Ogni figura evoca grandezza e generosità, la moderna prospettiva architettonica è un fondale strabiliante …

Convito in casa di Levi di Paolo Caliari, detto il Veronese, olio su tela, 1573, Venezia, Gallerie dell'Accademia
Convito in casa di Levi di Paolo Caliari, detto il Veronese, olio su tela, 1573, Venezia, Gallerie dell’Accademia

La Notarella: il pittore fu indagato dall’Inquisizione perché appariva inaccettabile che interpretasse il dogma dell’Eucarestia con tanto fasto mondano; venne sospettato di sentimento eretico e dovette fare un grande passo indietro. Ecco uno stralcio della testimonianza del Veronese durante il processo (da G. Fogolari, Il processo dell’Inquisizione a Paolo Veronese, in Archivio Veneto, LXV, V, 1934, 33-34,pp. 352 – 386): 

« – Che significa la pittura di colui che li esce il sangue dal naso? – gli fu chiesto. – L’ho fatto per un servo che, per qualche accidente, li possa esser venuto il sangue dal naso. – Che significa quelli armati, alla todesca vestiti, con una lambada per uno in mano? – El fa bisogno che dica qui vinti parole….Nui pittori si pigliamo licenzia che si pigliano i poeti et i matti, et ho fatto quelli due alabardieri, uno che beve et l’altro che magna presso una scala morta, i quali sono messi là, che possino far qualche officio: parendomi conveniente ch’el patron della casa, che era grande e rico, secondo che mi è stato detto, dovesse aver tal servidori. – Quel, vestito da buffon con il pappagallo in pugno, a che effetto l’avete depento? – Per ornamento, come si fa. – Chi credete voi veramente che si trovasse in quella Cena? – Credo che si trovassero Cristo con li suoi Apostoli; ma, se nel quadro li avanza spacio, io l’adorno di figure, secondo le invenzioni… La commission fu di ornar il quadro secondo che mi paresse; il quale è grande et capace di molte figure, sì come a me pareva. – Non sapete voi che in Alemagna et in altri lochi infetti di eresia, sogliono, con le pitture diverse et piene di scurrilità et simili invenzioni, dilagare, vituperar et far scherno della cose della Santa Chiesa Cattolica, per insegnar mala dottrina alle genti idiote et ignoranti?». Di fronte a questa osservazione, Veronese rispose di aver fatto come i massimi pittori, per esempio come Michelangelo, che nella Cappella Sistina aveva dipinto Cristo, la Vergine, i santi e tutte le figure «fatte nude, dalla Vergine Maria in poi, in atti diversi, con poca reverenza».

Convito in casa di Levi di Paolo Caliari, detto il Veronese, olio su tela, 1573, Venezia, Gallerie dell'Accademia - particolare
Convito in casa di Levi di Paolo Caliari, detto il Veronese, olio su tela, 1573, Venezia, Gallerie dell’Accademia – particolare

… il bell’uomo nobile che piacevolmente conversa …

Il chianello

I chianelli erano calzature femminili rivestite di stoffa (le più lussuose con seta di ogni colore), derivate dagli zoccoli e diffuse dal Medioevo in poi presso chi se le poteva permettere: per lo più nobili e cortigiane; diventavano oggetto di avversione da parte della Chiesa che vedeva in esse l’istigazione alla vanità e alla lussuria.

Erano fornite di una suola in sughero o in legno, di notevole altezza – anche fino a 50 cm – e non agevole era la camminata, col rischio di numerose e gravi cadute delle malcapitate che non riuscissero a indossarle con perizia. Non stupisce quindi che Zezolla/Cennerentola – nel salire sulla carrozza e nell’affrettarsi verso casa – ne perda una! Riedizioni contemporanee dei chianelli sono nella collezione p/e 2013 di Dolce e Gabbana.

Cennerentola: Gli splendidi ‘Chianelli’, China, Acquerello e Polvere d'Argento, 2015
Cennerentola: Gli splendidi ‘Chianelli’, China, Acquerello e Polvere d’Argento, 2015
Due dame veneziane, di Vittore Carpaccio, olio su tavola, 1540? - 1515?, Museo Correr, Venezia
Due dame veneziane, di Vittore Carpaccio, olio su tavola, 1540? – 1515?, Museo Correr, Venezia
Scarpa rinascimentale - chianello
Scarpa rinascimentale con zeppa alta – chianello
Scarpa rinascimentale - chianello
Scarpa rinascimentale – chianello

La Notarella: «Se lo pedamiento è cossí bello, che sarrà la casa? O bello canneliero dove è stata la cannela che me strude! O trepede de la bella caudara dove volle la vita! O belle súvare attaccate a la lenza d’ammore, co la quale ha pescato chest’arma! Ecco, v’abbraccioe ve stregno, e si non pozzo arrevare a la chianta, adoro le radeche; e si non pozzo avere li capitielle, vaso le vase!Già fustevo cippe de no ianco pede, mo site tagliole de no nigro core! Pe vui era aùta no parmo e miezo de chiù chi tiranneia sta vita, e pe vui cresce autrotanto de docezza sta vita, mentre ve guardo e ve possedo!». Mai scarpe – credo – ebbero più dolce elogio.

 

 

Altri crediti

Nell’approntare lo studio per questo concept ho individuato vari dipinti che hanno ispirato cromìe e disegni utili alla mia immaginazione. In sintesi, ecco alcune di queste opere.

Raffaello Sanzio, Incendio di Borgo, 1514, Musei Vaticani, Città del Vaticano

Caravaggio, Madonna dei Pellegrini, 1604 – 1606, Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio, Roma

Veronese, Nozze di Cana, 1562 – 1563, Louvre, Parigi

Veronese, Matrimonio Mistico di Santa Caterina, 1575 circa, Gallerie dell’Accademia, Venezia

Veronese, Ritratto di Nobildonna Veneziana (La Bella Nani), 1560 circa, Luovre, Parigi

Veronese, Presentazione alla Vergine della Famiglia Cuccina, 1572 circa, Gemäldegalerie, Dresda

Veronese, Allegorie dell’amore. Il Rispetto, 1575 circa, National Gallery, Londra

Tintoretto, Cristo in casa di Marta e Maria, 1565 circa, Alte Pinakothek, Monaco

Tintoretto, La Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci, 1555 circa, Collezione privata

Tintoretto, La Presentazione della Vergine al Tempio, 1552 – 1553, Madonna dell’Orto, Venezia

Tintoretto, Trafugamento del Corpo di San Marco, 1563 – 1564, Gallerie dell’Accademia, Venezia

Tintoretto, Strage degli Innocenti, 1582 – 1587, Scuola Grande di San Rocco, Sala Terrena, Venezia

Tiziano, Venere di Urbino, 1538, Galleria degli Uffizi, Firenze

Tiziano, Ritratto Votivo della Famiglia Vendramin, 1543 – 1547, National Gallery, Londra

Tiziano, Ritratto di Jacopo Strada, 1568, Kunsthistorisches Museum, Vienna

Tiziano, Assunta, 1516 – 1518, Santa Maria Gloriosa dei Frari, Venezia

 

 

Infine, un ultimo quadro

La Vergine Maria in meditazione (Santa Maria Egiziaca), Jacopo Robusti, detto il Tintoretto, Olio su tela, 1582 - 1584, Scuola Grande di San Rocco, Sala Terrena, Venezia
La Vergine Maria in meditazione (Santa Maria Egiziaca), Jacopo Robusti, detto il Tintoretto, Olio su tela, 1582 – 1584, Scuola Grande di San Rocco, Sala Terrena, Venezia

 

Fin da bambina quest’opera mi ha incuriosito, prima ancora che sapessi chi fosse Tintoretto.

Una donna dal volto nascosto, con l’aureola che la ‘rende’ divina, legge e guarda. Non si sa bene dove, né perché alzi gli occhi – se per riposare temporaneamente dalla lettura, se distratta da qualcosa o presa da ammirazione immanente – ma la sua luce si riverbera lungo il ruscello, sui tronchi, su su fino ai pendii. È un lavoro della maturità di Tintoretto, quando si mette a dipingere con sintesi di colore – il colore diventa chiaroscuro, poche tinte, come la biacca stesa sulla preparazione di fondo bituminosa, sebbene questa non si sia ancora asciugata, a creare striature che sembrano spuma – oltre i canoni della maniera, anticipatore e visionario.

Per me ‘La Vergine in meditazione’ di Tintoretto significa mistero, meraviglia, contemplazione della natura e dell’universo da parte di un essere umano in armonia. Adesso so che, da piccola, ad affascinarmi (tanto da sentirmi gli occhi ‘assorbiti’, trascinata dentro il dipinto) era l’empatia suggerita, silenziosa e sorprendente, di quella figurina femminile con il tutto che le sta attorno.