Il racconto di Giovan Battista Basile

La Gatta Cennerentola

Trattenimento sesto della prima giornata [1]

Zezolla, istigata dalla maestra ad uccidere la matrigna, e credendo che la maestra, poiché le ha fatto avere il padre per marito, la tenga cara, è invece relegata in cucina; ma, per virtú delle fate, dopo varie fortune, si guadagna un re per marito. [N]

Parvero statue gli ascoltatori a sentire il racconto della pulce, e fecero un attestato di asinità allo sciocco re, che aveva esposto ad un rischio cosí grande l’interesse del sangue e la successione dello stato per una cosa da nulla. E, avendo tutti turato le bocche, Antonella sturò la sua nella maniera che segue:
– Sempre l’invidia nel mare della malignità ebbe in cambio di vesciche l’ernia, e dove crede di vedere altri annegati a mare, si ritrova essa stessa o sott’acqua o cozzata contro uno scoglio, come accadde a certe ragazze invidiose di cui ho in mente di raccontarvi. [N]

 Cennerentola: broche (gioiello), China, 2015
Cennerentola: broche (gioiello), China, 2015

Sappiate dunque che c’era una volta un principe vedovo, che aveva una figlia tanto cara che stravedeva per lei, a cui aveva dato una brava maestra di cucito, che le insegnava le catenelle, il punto in aria, le frange e le orlature traforate, dimostrandole tanto affetto, che le parole non bastano a dirlo. Ma, poiché il padre si era sposato da poco e si era preso una donna rabbiosa, malvagia e istigata dal diavolo, questa donna maledetta cominciò ad avere in odio la figliastra, facendole cere brusche, facce storte, sguardi torvi da farla spaventare; tanto che la povera piccola si lamentava sempre con la maestra dei maltrattamenti che le faceva la matrigna, dicendole: «Oh Dio, ma non potresti essere tu la mammina mia, che mi fai tante moine e smancerie?». E tanto continuò a fare questa cantilena, mettendole un vespone nelle orecchie, che quella, accecata dal diavoletto, una volta le disse: «Se tu vuoi fare a modo di questa testa pazza, io ti sarò mamma e tu mi sarai cara come le pupille di questi occhi». Voleva continuare a dire, quando Zezolla (cosí si chiamava la ragazza) disse: «Perdonami se ti spezzo la parola in bocca. Io so che mi vuoi bene, perciò zitta e sufficit: insegnami l’arte, che vengo da fuori; tu scrivi e io firmo». [N]

Cennerentola: Il cassone, China e Acquerello, 2015
Cennerentola: Il cassone, China e Acquerello, 2015

«Orsú – replicò la maestra –, senti bene, apri le orecchie, e ti verrà il pane bianco come i fiori: appena tuo padre esce di casa, tu di’ alla tua matrigna che vuoi uno di quei vestiti vecchi che stanno nel cassone grande del ripostiglio, per risparmiare questo che porti addosso; lei, che ti vuole vedere tutta pezze e stracci, aprirà il cassone e dirà: “Mantieni il coperchio”; e tu, mantenendolo, mentre lei andrà rovistando là dentro, lascialo cadere di colpo, cosí si romperà il collo. Fatto questo, tu sai che tuo padre farebbe moneta falsa per accontentarti; e tu, quando ti fa carezze, pregalo di prendere me per moglie, e beata te, che sarai la padrona della vita mia!». [N]

Sentito questo, a Zezolla parve ogni ora mille anni, e, messo in atto punto per punto il consiglio della maestra, dopo che fu trascorso il periodo di lutto per la disgrazia della matrigna, cominciò a toccare i tasti al padre perché si sposasse con la maestra. All’inizio il principe prese la proposta come una burla, ma la ragazza tante volte tirò di piatto, finché colpí di punta, e alla fine il padre si piegò alle parole di Zezolla e, presa Carmosina, che era la maestra, per moglie, fece una festa grande.

Ora, mentre gli sposi stavano a festeggiare tra di loro, Zezolla si affacciò ad un terrazzo della sua casa, e una farfalla volata sopra un muro le disse: «Quando ti viene voglia di qualcosa, mandala a chiedere alla farfalla delle fate nell’isola di Sardegna, che l’avrai subito». [N]

Cennerentola: Il Nuovo Matrimonio, China e Acquerello, 2015
Cennerentola: Il Nuovo Matrimonio, China e Acquerello, 2015

La nuova matrigna per cinque o sei giorni riempí Zezolla di fumose gentilezze, facendola sedere nel posto migliore della tavola, dandole i bocconi migliori, mettendole i vestiti migliori. Ma, passato a malapena un po’ di tempo, mandato a monte e dimenticato del tutto il servizio ricevuto (oh, trista l’anima che ha cattiva padrona!) cominciò a mettere in vista sei figlie sue, che fino ad allora aveva tenuto segrete, e tanto fece col marito che questi, prese in grazia le figliastre, si lasciò cadere dal cuore la propria figlia; tanto che, scapita oggi e manca domani, andò a finire che lei si ridusse dalla camera alla cucina e dal baldacchino al focolare, dagli sfoggi di seta e d’oro agli stracci, dagli scettri agli spiedi, e non solo cambiò stato, ma anche nome, e da Zezolla fu chiamata Gatta Cenerentola. [N]

Cennerentola e il Gatto, China, Acquerello e Polvere d'Argento, 2015
Cennerentola e il Gatto, China, Acquerello e Polvere d’Argento, 2015

Accadde poi che il principe, dovendo andare in Sardegna per cose necessarie al suo stato, domandò una per una a ’Mpera, Calamita, Fiorella, Diamante, Colommina e Pascarella, che erano le sei figliastre, che cosa volevano che portasse loro al suo ritorno: e chi gli chiese vestiti da sfoggiare, chi ornamenti per la testa, chi belletti per il viso, chi giochetti per passare il tempo, e chi una cosa e chi un’altra. [N]

Cennerentola: La collana, China, 2015
Cennerentola: La collana, China, 2015

Per ultimo, quasi per dileggio, chiese alla figlia: «E tu che cosa vorresti?»; e lei: «Nient’altro, se non che mi raccomandi alla farfalla delle fate, chiedendole di mandarmi qualcosa; e se te ne scordi, che tu non possa andare né avanti né indietro! Ricordati quello che ti dico: anima tua, manica tua!». [N]

Il principe partí, sbrigò i fatti suoi in Sardegna, comprò quello che gli avevano chiesto le figliastre e Zezolla gli uscí di mente. Ma, imbarcatosi su un vascello e spiegate le vele, non fu possibile che la nave si allontanasse dal porto, e sembrava che fosse bloccata dalla remora. Il padrone del vascello, che era quasi disperato, si mise a dormire per la stanchezza, e vide in sogno una fata che gli disse. «Sai perché non potete staccare la nave dal porto? Perché il principe che viene con voi ha mancato alla promessa verso la figlia, ricordandosi di tutte tranne che del proprio sangue». Il padrone si sveglia, racconta il sogno al principe che, confuso per la mancanza che aveva commesso, andò alla grotta delle fate e, raccomandata loro la figlia, disse che le mandassero qualcosa in dono. Ed ecco uscire fuori dalla spelonca una bella giovane, che pareva un gonfalone, la quale gli disse che ringraziava la figlia della buona memoria e le augurava che se la passasse bene per amore suo; cosí dicendo, gli diede un dattero, una zappa, un secchiello d’oro e un asciugamano di seta, dicendo che il primo era da piantare e le altre cose erano per coltivare la pianta. Il principe, meravigliato per questo regalo, si accomiatò dalla fata e tornò al suo paese; e, dopo aver dato a tutte le figliastre quello che avevano chiesto, alla fine diede alla figlia il dono che le aveva fatto la fata. [N]

Cennerentola:  La Fata del Dattero, China, Acquerello e Polvere d'Argento, 2015
Cennerentola: La Fata del Dattero, China, Acquerello e Polvere d’Argento, 2015

E lei, con una gioia tale che non stava più nella pelle, piantò il dattero in un bel vaso e lo zappettava, lo innaffiava e con l’asciugamano di seta mattina e sera lo asciugava, tanto che, diventato in quattro giorni della statura di una donna, ne uscí fuori una fata, che le chiese: «Che cosa desideri?»; e Zezolla le rispose che desiderava qualche volta uscire di casa, ma non voleva che le sorelle lo sapessero. La fata replicò: «Ogni volta che vuoi, vieni dalla pianta e di’:

“Dattero mio dorato,
con la zappetta d’oro ti ho zappato,
con il secchiello d’oro ti ho innaffiato,
con l’asciugamano di seta ti ho asciugato:
spoglia te e vesti me!”.

E quando vorrai spogliarti, cambia l’ultimo verso e di’: «Spoglia me e vesti te!».

Quando venne la festa e le figlie della maestra uscirono di casa tutte spampanate, agghindate, imbellettate, tutte nastri, campanelli e gingilli, tutte fiori, odori, cose e rose, Zezolla corre subito al vaso e, pronunciate le parole suggeritele dalla fata, fu subito sistemata come una regina e, messa su una carrozza con dodici paggi lindi e pinti, andò dove andavano le sorelle, a cui venne la bava alla bocca per le bellezze di questa bella farfalla. [N]

Ma, come volle la sorte, venne in quello stesso luogo il re, il quale, vista la bellezza straordinaria di Zezolla, ne restò subito affatturato e chiese ad un servitore fidato che si informasse nel modo migliore su quella bellezza, e scoprisse chi fosse e dove abitasse. Il servitore subito le andò dietro, ma lei, accortasi dell’agguato, gettò una manata di scudi ricci che si era fatta dare dal dattero a questo scopo. Quello, adocchiate le monete, si dimenticò di continuare a seguire la carrozza e si fermò a

Cennerentola: Pendente a croce, China, 2015
Cennerentola: Pendente a croce, China, 2015

riempirsi le branche di quattrini; e lei si infilò subito in casa, dove, spogliatasi come le aveva insegnato la fata, arrivarono le streghe delle sorelle che, per farla cuocere d’invidia, raccontarono le tante cose belle che avevano visto. Il servitore intanto tornò dal re e gli raccontò degli scudi; e il re, adiratosi gli disse che per quattro vili monetine aveva venduto il gusto suo, e che ad ogni buon conto la festa successiva avesse procurato di sapere chi fosse la bella giovane e dove dimorasse questo bell’uccello. [N]

Venne la festa successiva e le sorelle, uscendo tutte agghindate ed eleganti, lasciarono la disprezzata Zezolla presso il focolare; ma lei subito corre al dattero e, détte le solite parole, ecco uscire una schiera di damigelle, chi con lo specchio, chi con la boccetta d’acqua di zucca, chi col ferro per fare i ricci, chi con la pezza del rossetto, chi col pettine, chi con gli spilli, chi con i vestiti, chi con pendenti e collane; e, fattala bella come il sole, la posero su una carrozza a sei cavalli, accompagnata da staffieri e paggi in livrea; e arrivata nello stesso posto dell’altra festa, aggiunse meraviglia al cuore delle sorelle e fuoco al petto del re. [N]

Cennerentola: Il fuoco al petto del Re, 2015, China e Acquerello
Cennerentola: Il fuoco al petto del Re, 2015, China e Acquerello

Ma ripartita e andatole dietro il servitore, lei per non farsi raggiungere gettò una manciata di perle e gioielli, cosí che, poiché quel buon uomo rimase indietro a raccoglierli, che non erano cose da lasciar perdere, lei ebbe il tempo di ritornare a casa e di spogliarsi nel solito modo. Il servitore tornò mogio mogio dal re, che disse: «Per l’anima dei morti miei, se tu non mi ritrovi questa, io ti do una bastonata e tanti calci nel culo quanti sono i peli della tua barba!». [N]

Cennerentola: La Gatta Cennerentola vestita, 2015, China e Acquerello
Cennerentola: La Gatta Cennerentola vestita, 2015, China e Acquerello

Arrivò la nuova festa e, uscite le sorelle, Zezolla tornò al dattero e, ripetendo la canzone fatata, fu vestita superbamente e posta in una carrozza d’oro con tanti servitori attorno che sembrava una puttana arrestata al passeggio pubblico attorniata dagli sbirri; e dopo aver fatto sbavare d’invidia le sorelle, andò via, e il servitore del re si cucí a filo doppio con la carrozza. [N]

Lei, vedendo che le era sempre alle costole, disse: «Corri, cocchiere!», ed ecco che la carrozza si mise a correre con tanta furia, e la corsa fu cosí veloce, che le cadde dal piede una pianella, di cui non si poteva vedere una cosa più bella. Il servitore, che non poté piú raggiungere la carrozza, che volava, sollevò la pianella da terra e la portò al re, raccontandogli quanto gli era successo. [N]

Cennerentola: Gli splendidi ‘Chianelli’ (o 'Pianelle'), China, Acquerello e Polvere d'Argento, 2015
Cennerentola: Gli splendidi ‘Chianelli’ (o ‘Pianelle’), China, Acquerello e Polvere d’Argento, 2015

E lui prendendola in mano disse: «Se il fondamento è cosí bello, che sarà la casa? O bel candeliere, dove è stata la candela che mi consuma! O treppiede della bella caldaia, dove bolle la vita! O bei sugheri attaccati alla lenza d’amore, con la quale ha pescato quest’anima! Ecco, vi abbraccio e vi stringo, e, se non posso arrivare alla pianta, adoro le radici; e se non posso avere i capitelli, bacio le basi! Già foste ceppi di un bianco piede, ora siete tagliole di un cuore nero! Grazie a voi era alta un palmo e mezzo in più colei che tiranneggia questa vita, e grazie a voi cresce altrettanto in dolcezza questa mia vita, mentre vi guardo e vi possiedo!». [N]

Cennerentola: Caraffa, China, 2015
Cennerentola: Caraffa, China, 2015

Cosí dicendo, il re chiama lo scrivano, dà ordine al banditore, e tu tu tu fa emanare un bando, che tutte le donne del paese vengano ad una festa stabilita e ad un banchetto che si è messo in testa di fare. E, arrivato il giorno fissato, oh bene mio, e che mangiata e che banchetto che si fece! Da dove vennero tante pastiere e casatielli? Da dove gli stufati e le polpette? Da dove i maccheroni e i ravioli? Avrebbe potuto mangiarci un esercito intero. [N]

Cennerentola: Il mescitore di vino, China e Acquerello, 2015
Cennerentola: Il mescitore di vino, China e Acquerello, 2015

Venute le donne tutte, e nobili e plebee, e ricche e povere, e vecchie e giovani, e belle e brutte, e dopo aver ben lavorato con i denti, il re, fatto il brindisi, provò la pianella ad una ad una a tutte le invitate per vedere a chi andasse a pennello e ben sistemata, in modo tale da poter riconoscere dalla forma della pianella quello che andava cercando; ma non trovando piede a cui andasse a sesto fu sul punto di disperare. Tuttavia, fatti tacere tutti, disse: «Tornate domani a fare un’altra volta penitenza con me; ma, se mi volete bene, non lasciate nessuna donna a casa, e sia quale sia». Disse il principe: «Ho una figlia, ma sta sempre a guardare il focolare, perché è disgraziata e da poco, e non è meritevole di sedere dove mangiate voi». Rispose il re: «Questa sia in testa alla lista, perché l’ho caro». Cosí andarono via, e il giorno dopo tornarono tutte, e insieme con le figlie di Carmosina venne Zezolla; e non appena il re la vide ebbe l’impressione che fosse proprio quella che desiderava; tuttavia fece finta di nulla. [N]

Ma, dopo aver finito di mangiare, si venne alla prova della pianella, e, non appena essa fu accostata al piede di Zezolla, subito si lanciò da sola, come il ferro corre alla calamita, verso il piede di quel coccopinto d’amore. Visto questo, il re corse a stringerla tra le braccia come una morsa e, fattala sedere sotto il baldacchino, le mise la corona in testa, ordinando a tutti di farle inchini e riverenze come a loro regina. [N]

Cennerentola e il Re,  2015, China, Acquerello con Polvere d'Argento
Cennerentola e il Re, 2015, China, Acquerello con Polvere d’Argento

Le sorelle, vedendo questo, piene d’invidia, non avendo stomaco di vedere questo schianto per i loro cuori, se la filarono quatto quatto verso la casa della mamma, riconoscendo a dispetto loro che

pazzo è chi contrasta con le stelle. [N]

Cennerentola: Spilla, China, 2015
Cennerentola: Spilla, China, 2015

Note:

1. [^] Il testo di riferimento per la versione italiana e originale de La Gatta Cennerentola è LO CUNTO DE LI CUNTI overo Lo Trattenemiento de’ Peccerille, a cura di Carolina Stromboli, Salerno Editrice, Roma, 2013. L’uso dell’accento acuto nelle vocali finali I e U è una prassi grafica per mantenere la fedeltà degli esiti fonetici: indica che queste vocali (chiuse in quanto derivate dalle latine Ī e Ū , come per es. VĪNUM >vino e LŪNAM > luna) sono pronunciate con una chiusura maggiore delle vocali su cui cadono gli accenti gravi. Quindi per es. SĪC > cosí e PLŪS > piú. Stessa prassi, ma per diverso motivo – l’accento acuto usato per distinguere parole omografe nei casi in cui il contesto non basti a disambiguarle – viene adottata nella frase ‘…détte le solite parole, ecco uscire una schiera di damigelle, chi con lo specchio, chi con la boccetta d’acqua di zucca,…’ – dove ‘détte’ (participio passato del verbo ‘dire’, di consuetudine la forma ‘diede’) anziché ‘dette’ (3ª persona singolare del passato remoto di ‘dare’). Passando con il mouse sopra la sigla [N] si può leggere la versione in lingua originale del testo riportato in italiano. 

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